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Molti mezzi d’informazione, in maggioranza quelli a “vocazione populista” danno oggi notizia di un piccolo episodio dall’alto valore simbolico, accaduto ieri sera in un paesino del ferrarese, a Gorino, frazione di Goro (paese natale di Maria Ilva Biolcati, in arte Milva), nel delta del Po’; 400 anime circa, che per la maggior parte vivono di pesca.

I residenti si sono mobilitati, bloccando le vie d’accesso alla frazione, allarmati dall’arrivo, con la solita decisione unilaterale prefettizia, di un piccolo contingente di richiedenti asilo (dodici donne africane) da piazzare nell’ostello “Amore-Natura”, appositamente requisito dal Prefetto di Ferrara, Michele Tortora.

Il pullman scortato dalle forze dell’ordine dopo alcuni momenti di tensione ha fatto marcia indietro.

“Vittoria” parziale, perché comunque le donne destinate a Gorino sono state dirottate verso altre strutture, ma dall’alto valore simbolico, come dicevamo: mobilitazione popolare stanca dell’arroganza di un potere che ci considera – e ci tratta da – sudditi, buoni solo per subire ed essere munti da un sistema fiscale vergognoso. Niente dialogo, niente confronto, aggirate e ignorate le istituzioni locali e i corpi intermedi (non di rado complici e consenzienti). Ma ieri a Gorino (analogo esempio di manifestazione d’orgoglio s’è registrato anche in provincia di Verona, a Castel d’Azzano) gli abitanti non si sono fatti schiacciare dalla rassegnazione, dalla paura, dalla preoccupazione e dalla “vergogna” delle etichette e dei luoghi comuni che mezzi di informazione conformisti riservano a chi osa alzare la testa in nome, non tanto di un fantomatico “razzismo”, di mancanza di cuore, di insensibilità verso il prossimo e di egoismo, ma della dignità, per affermare un principio (questo sconosciuto, oggi…), per la volontà di non essere schiavi.

Mentre l’immigrazione monta arrivo dopo arrivo (non solo via mare), senza freni e senza prospettive (registrato un nuovo record, con 153.450 immigrati, + 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso!), così ha commentato Mario Morcone (Capo dipartimento immigrazione Ministero degli Interni) l’episodio di Gorino: «Se gli italiani non vogliono vivere nello stesso posto dove diamo accoglienza ai profughi – ha proseguito Morcone – andassero a vivere in Ungheria. Staremo meglio senza di loro». Cosa dovrebbe dire la gran maggioranza degli ungheresi (oltre che la gente di Gorino) di questa affermazione?

Morcone, esempio del “tecnico” politicizzato: prima Prefetto, poi candidato del Pd e di Sel a Napoli…a garantire l’imparzialità della pubblica amministrazione.

Chi si deve vergognare?

Le mobilitazioni popolari, le pressioni esercitate su politici e amministratori, la puntuale opera di contro-informazione per sbugiardare le menzogne propalate sull’immigrazione, il costante lavoro per invertire le infezioni culturali, potrebbero far cambiare il vento per i troppi Morcone in circolazione.

Luca Zampini

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